AUTOSTIMIAMOCI UN PO’…
“riscoperta di me a 10 anni dal diploma”
Ora io non so come sia possibile, ma dopo 10 anni dalla fine dei miei studi scolastici, rincontro casualmente la mia proff. di Italiano delle scuole Medie, la sempre temuta e stimata Rita Armanda Bigi Falcinelli! (e come scordare il suo nome?! il primo giorno di scuola ce lo fece ripetere fino allo sfinimento!), bene la cara Rita mi chiede quindi di descrivere le sue lezioni cioè ciò che è rimasto in me dei semini che lanciò sulla mia testolina circa 17 anni fa, nella I B delle scuole medie Donatello..
Mi dispiace però dilungarmi, ma vorrei accuratamente spiegare la mia carriera di studentessa sin dalla tenera età dell’asilo.
Dimostrai fin da subito di essere una ribelle che non voleva sottostare alle regole piansi ininterrottamente tutto il primo anno di asilo facendo impazzire le maestre, compresa mia madre che lavorava anche lei come maestra in quella scuola, quindi che motivo avevo di piangere!? mamma era lì, ma io avevo il terrore che si scordasse di me, visto che andava all’asilo per lavoro, magari un giorno o l’altro sovrappensiero mi avrebbe scordato dentro la scuola , ma nessuno capì il mio ragionamento “malato” e si premurò di tranquillizzarmi, così me la cavai da sola..il secondo anno di asilo incontrai un’amichetta formidabile Anna, perciò smisi di piangere e mi imbattei in mille avventure con lei, continuando a non dar credito alle insegnanti e a fare tutto ciò che avevo voglia di fare, il terzo anno d’asilo mi interessai al disegno finii praticamente tutte le risme di carta disponibili per creare le mie Principesse che indossavano abiti sensazionali, la maestra osservò che ero sì molto brava nel disegno, ma mi rimproverava perché non coloravo mai i miei disegni e facevo solo due dita nelle mani delle mie principesse: le spiegai che era un’ignorante e che quelle non erano due dita ma il pollice e le altre 5 dita “attaccate” cioè chiuse tra loro, perché se avessi disegnato tutte e 5 le dita con la mia “imprecisione” sarebbe venuto fuori uno scempio inguardabile, in più le dissi che i disegni se li poteva colorare lei a me interessava creare vestiti bellissimi e non stoffe colorate.
Fui ugualmente “promossa” per passare alle Elementari! Ero terrorizzata il primo giorno di scuola, sapevo benissimo che avrei passato degli anni di inferno a dover studiare e fare i compiti e quindi non potendo piu uscire quando volevo a giocare coi miei amichetti al parco sotto casa.
Non sapevo però quanto avrei dovuto studiare e a me rispetto alla classe della prima C andò decisamente male, mentre la classe del maestro Pincini faceva stupide addizioni tipo 2+2=4 noi già passavamo all’algebra, gli altri bambini alle 4 del pomeriggio erano già fuori di casa, noi della prima B studiavamo in gruppo fino alle 8 di sera tentando così di non perdere almeno qualche contatto sociale..Una Lady di ferro la nostra maestra..molto brava ma anche tendente al sadismo, come si può sovraccaricare un bambino di quell’età con tutto quello studio!?
A scuola non vi dico “i mal di pancia” che venivano a tutti o improvvisi mal di testa.
La maestra inoltre era solita sbeffeggiare i meno “produttivi” e elogiare senza sosta le sue “angiolette” studiose, io per fortuna non ero in nessuna di queste categorie… io ero quella brava ma svogliata e quella che non sapeva leggere (ma mai a nessuno venne in mente di farmi qualche controllino per sospetta dislessia, così a 27 anni ancora faccio fatica a leggere a voce alta o a capire alcuni concetti)
Dopo l’esame di 5 elementare in cui portai come tesina l’abruzzo e il belgio e in cui si notò già la mia fatica per apprendere le operazioni matematiche, mi ritrovai alle scuole Medie.
I Professori se per poco ti sbagliavi e li chiamavi “Maestra” ti uccidevano! Tenevano molto al loro titolo di Professore…però nonostante tutto fui fortunata, capitai nella scuola media piu strampalata di tutta Ancona , una scuola CREATIVA finalmente! (a parte per le professoresse di educazione tecnica sempre ligie al dovere e mai un sorriso sul volto) Per il resto ce la spassavamo, alle 3 del pomeriggio avevamo già finito i compiti e uscivamo alla ricerca degli amici e dei primi amori.
In questo ambiente woodstockiano però c’era una professoressa che si distingueva piu delle altre, e per la sua “Rigorosità” e per il suo estro, inoltre era l’unica professoressa che non aveva preferenze all’interno della classe, per lei eravamo tutti potenziali idioti o potenziali geni, la scelta la lasciava a noi! Rita Armanda Bigi Falcinelli, a distanza di anni soprannominata “La domatrice di leoni”, era di un carisma mai visto prima, uno sguardo magnetico una voce assurda, che riusciva a modulare in maniera quasi sublime e un metodo educativo davvero bizzarro e curioso …. SI PROPRIO CURIOSO ed è per quello che ti fregava sempre, e che riusciva a farti fare anche le cose più impensabili, come stare per 5 ore seduti a occhi chiusi a sentirla leggere tutto d’un fiato “Il Gabbiano Jonathan Livingston” con tanto di spiegazione e dibattito finale con la classe, ora io dico ma vi immaginate voi 20 ragazzini in piena esplosione ormonale che se ne stanno fermi e buoni per 5 ore filate !? Credo sia una vera magia e solo lei ci poteva riuscire! Le lezioni poi non erano mai delle lezioni, se quel giorno non volevi essere interrogato non ti interrogava, ma magari senza che te ne accorgevi ti metteva un “ottimo” per come avevi scritto la prima cosa che t’era venuta in mente dopo 10 minuti di concentrazione , e attenti! CONCENTRAZIONE, NON CONCENTRAMENTO! se solo sbagliavi e ti confondevi su questa cosa rischiavi un urlo da 1000 decibel nelle orecchie! e senza che ti spiegasse il perché di tanta ira su un errore di pronuncia…, mesi dopo capimmo il perché: ci fece vedere “shindler List” al cinema e allora capimmo cos’era il “concentramento” e mai piu nessuno sbagliò tale parola!
Lei era così non dava spiegazioni ma ti indirizzava verso la tua “verità” che lei la condividesse o meno, sembrava t’imponesse le cose, ma era tutta apparenza tutta una manovra per tenere a bada le nostre “compulsioni adolescenziali” e farci arrivare alla vera scoperta di noi stessi del pensiero dell’ideale di cui eravamo all’eterna ricerca! Ricordo poi, che la professoressa ebbe dei seri problemi con in nostri genitori che non capivano come mai invece di farci studiare dovevamo portare a turno un fiore al giorno a scuola e metterlo in un baldacchino e poi scriverci su delle poesie, i genitori erano stupiti dai lavori che scrivevamo e per bellezza e per creatività, ma continuavano a restare basiti dal fatto che non facevamo analisi logica e grammaticale, così in casa si facevano mille discorsi e come al solito la Bigi riusciva a far parlare di se anche quando tutti le andavano contro ( quasi una mossa da campagna elettorale, non importa di come se ne parli, basta che se ne parli!) Noi studenti però eravamo divisi, perché in fondo in fondo era un bel modo di lavorare, senza ansia del voto e senza paragoni tra compagni di classe, era divertente vedere che anche “la secchiona di turno” potesse essere “deficiente per un giorno” e quindi ridimensionare il suo ego! Era anche bello vedere “lo sfaticato della classe” essere promosso a “genio ribelle” insomma non c’erano regole c’era solo una continua scoperta e sorpresa!
Io in quegli anni ho scoperto la mia passione per la poesia, c’è da dire però che anche in casa “scrivevano” tutti, mia madre mio padre mia sorella, insomma una famiglia di poeti, ma finalmente anche io avevo il mio spazio per esprimermi, ed era arrivata la mia età per sviluppare il pensiero astratto! La professoressa mi ha insegnato a canalizzare la mia creatività, perché cosa c’è di piu rapido e creativo della scrittura!? nient’altro! per un quadro servono pennelli e colori e fogli, per un po’ di musica servono costosi strumenti e abilità manuale, ma per la scrittura serve solo carta e penna e magari una sola frase può diventare un capolavoro da Nobel!
Per quanto riguarda la scrittura devo però rendere merito anche a mia madre, che mi ha sempre spronato a tralasciare sintassi prolisse ed arrivare subito al dunque, ricercando le parole più adatte e la forma piu diretta per arrivare al concetto! Dopo questo bagaglio di letteratura, meditazione e poesia passai alla scelta della scuola superiore, i professori rimasero sorpresi della mia decisione di andare al liceo sociopsicopedagogico (ma come!? una che non ha voglia di studiare, va a studiare per diventare Maestra!?) in effetti una scelta all’apparenza azzardata, ma quando lessi sul programma di studi “Psicologia” gli occhi mi si illuminarono! Ero decisa a scoprire tutti i misteri della mente umana, a me è sempre bastata una cosa per studiare L’INTERESSE se una cosa mi interessa la studio se non mi interessa non la studio! Me ne sono sempre fregata dei voti, dei 4 e dei rimproveri, a me mi smuove solo la bellezza delle cose!
Per fortuna c’è da dire che mi piace quasi tutto, sono una curiosa e una persona che sa perdersi nei dettagli della vita e goderne appieno!
Le scuole superiori però furono un vero incubo! Peggio delle elementari, i professori era più esigenti e ignoranti che mai! Giravano per i corridoi 50enni colti da Burnout professionale, che nessuno riusciva a mandare in cura da qualche buono psicologo, e continuavano a professare le loro lezioni terrorizzando e frustrando gli studenti ai livelli massimi consentiti dalla legge.
Per fortuna però i professori di Psicologia e Pedagogia erano come mi aspettavo che fossero, molto più attenti allo studente che non al profitto, inoltre anche il professore di matematica con cui io avevo 4periodico mi adorava nonostante la mia incapacità di contare e il mio voler essere creativa anche coi numeri! Sono state queste cose che mi hanno dato la spinta a diplomarmi comunque e a non temere l’autorità dei professori ma a sfidarli ogni giorno vincendo sempre 2 a 0 per me! In un modo o nell’altro riuscivo a svangarla e anche quando in secondo superiore erano pronti a ricattarmi con la bocciatura mi ritirai il 20 maggio da scuola dicendo che non mi avrebbero mai bocciato ma che io “li schifavo” e quindi ripetevo l’anno per mia scelta e cambiavo sezione! Bè si la prima classe in cui ero capitata era una classe a dir poco terribile, andavo d’accordo con tutte le compagne di classe anche se le odiavo ( questa è la mia grande capacità di relazione e di trovare un punto di incontro con tutti però non potevo vivere 5 anni così!) tutte tipette snob cariche di soldi e vizi e a dir poco idiote visto che si facevano di cocaina nei cessi della scuola per “rendere” di piu durante le improponibili lezioni della piu ignorante professoressa di matematica conosciuta nella mia vita! sembrava un rospo e si credeva bellissima, se ne stava tutto il tempo in cattedra a parlare dei sui 3 figli maschi e a spettegolare “dell’ancona bene” con la figlia del sindaco e le figlie di ingegneri, architetti e imprenditori.. poi al compito in classe se consegnavi in bianco come me perché non aveva spiegato un tubo ti chiedeva “ Non capisco hai qualche problema in famiglia?” “no proff la mia famiglia va benissimo! è con lei che ho qualche problema! quest’anno non ho intenzione di spendere soldi per le ripetizioni quindi se mi fa il favore di spiegarmi qualcosa bene sennò consegnerò sempre in bianco!” così la sfida cominciò le tenni testa tutto l’anno, ma non potevo continuare a stare in un posto surreale in cui non imparavo nulla e mi rovinavo il fegato, quindi presi la decisione più rapida, appunto ripetere l’anno e cambiare sezione.
La nuova classe era incredibile 25 donne tutte con una voglia infinita di vivere e scherzare, un bellissimo ambiente ora eravamo in 25 a combattere contro i professori meno simpatici. Io ovviamente compii 18 anni un anno prima delle altre perciò in 4 e in 5 superiore sfruttai tutte le assenze consentite dal programma scolastica per non essere bocciata e starmene comunque fuori dalla scuola, erano più i giorni che andavo a passeggio con le mie amiche che quelli in cui dividevo il banco con la paziente Alice…chi l’ha detto che a scuola bisogna andarci sempre? tanto facevo comunque i tuor di force per arrivare preparata all’interrogazione, perciò mi recavo a scuola solo quando c’era qualche professore degno della mia attenzione e quando c’erano gli incapaci che parlavano per ore di aria fritta e poi ti davano 20 pagine da studiarti da solo a casa andavo in giro!
Così arrivai al diploma, il mio esame di maturità fu un vero successo passai a pieni voti le prove scritte con tanto di complimenti all’orale per la mia tesina sulla legge Basaglia e sul metodo Montessoriano risposi male al prof esterno di storia dell’arte che voleva sapere la spiegazione tecnica del primo quadro del movimento Impressionista “l’impressione del levar del sole” di Claude Monet, gli dissi che se voleva la spiegazione tecnica se la sarebbe potuta leggere sul libro … L’impressionismo è tutt’altro che tecnica è Impressione appunto! Sono foto che gli occhi vedono e mescolano col sentimento che abbiamo in quell’istante, da qui nasce l’alba che sembra tramonto e che sembra calma invece è tempesta.. Rimase scocciato allora lo zittii dicendo che se un professore di storia dell’arte non ama l’arte cosa la insegna a fare!? A quel punto prese in mano la situazione il presidente della commissione togliendo dall’imbarazzo tutti e congratulandosi con la mia parlantina e il mio senso artistico e dicendo al professore che doveva capire la mia giovane inesperienza.Mi diplomai con 74/100 e chi se lo sarebbe mai aspettato? un bel voto per una che aveva fatto solo ciò che le piaceva per 6 anni!
Comunque tornando alla mia vita scolastica ricordo tutto e con ansia e con gioia, l’ansia di chi è sempre in affanno per tentare di capire l’assurdo mondo dell’educazione e la gioia per chi è riuscita comunque ad imparare qualcosa di buono e speciale.
Devo dare merito perciò a quella strana professoressa di Italiano delle Medie che è riuscita a farmi comprendere l’importanza del rispetto degli altri e di se stessi, perché raccontata così sembra che io fossi una piccola peste ma ho sempre dato e ricevuto rispetto dai miei professori perché ho sempre avuto il coraggio di lottare in ciò in cui credevo in maniera giusta, senza fregare nessuno e sempre spiegando le mie ragioni condivisibili o meno che fossero.
Tutt’ora quando torno a scuola per sponsorizzare i corsi di formazione che organizzo presso il mio asilo nido e la mia cooperativa, i professori sono stupiti e disorientati e soprattutto entusiasti di quel mistero della natura che è Giada , alcuni si compiacciono di aver visto bene dentro i miei occhi già sui banchi di scuola, altri “rosicano” per essere stati battuti e all’epoca e ora e per aver confuso la voglia di vivere con la non voglia di ascoltarli! Mi dispiace davvero per quei professori, perché anche dopo 40 anni di insegnamento non capiranno mai cosa vuol dire davvero ESSERE MAESTRI!